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Li Romani in Russia

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etz6drcaL'Associazione Culturale Gruppo Logos presenta lo spettacolo "Li Romani in Russia" di Elia Marcelli con Maurizio Mosetti e Marcello Teodonio, regia di Maurizio Mosetti. Sabato 12 marzo ore 21.00 Teatro Principe ingresso libero.
LI ROMANI IN RUSSIA ricostruisce, con la forma tipica del genere epico, e cioè le ottave classiche, la disastrosa campagna di Russia , che durante la seconda guerra mondiale costò la vita a più di 200.000 ragazzi italiani. Quest'opera rappresenta uno dei momenti più importanti della letteratura in romanesco della seconda metà del Novecento.

La storia di Remo, Peppe, Mimmo, Sarvatore, Nicola, er Professore, e soprattutto Giggi, l'amico più fraterno della voce narrante, è raccontata rispettando dunque assolutamente la verità della storia, che viene ricostruita con assoluto rigore e documentazione, alternando i registri stilistici, dal narrativo al grottesco, dal lirico al tragico, in un dialetto chiaro ed essenziale.

ingresso libero


IL POETA

Tra il 1939 e il 1943 Elia Marcelli (Roma, 1915-1998) partecipa a quattro campagne di guerra come sottotenente di complemento: Francia, Jugoslavia, fronte greco-albanese e Russia. Ferito e invalido di guerra, è insignito della croce al merito di guerra e decorato al valor militare. Una volta tornato in patria, Marcelli lavora per lasciare la testimonianza della propria esperienza nella guerra di Russia (che costò la vita a più di 200.000 ragazzi italiani), e lo fa con lo strumento che più gli sembra vicino a esprimere la verità: il dialetto, il suo dialetto romano colloquiale e schietto, l'unica lingua capace di raccontare fino in fondo l'immane tragedia di quella vicenda. Così nasce il poema Li Romani in Russia, che ricostruisce, con la forma tipica del genere epico, e cioè le ottave classiche, la campagna di Russia, e che rappresenta una delle opere più importanti della letteratura in romanesco della seconda metà del Novecento.


IL POEMA

Gli episodi che si susseguono nell'incalzante racconto sono quelli di un'epopea tragica nella quale poi anche il "nemico" soffre delle medesime terribili situazioni: fame e freddo, paura e violenza (e proprio il freddo e la paura sono le sensazioni che rimangono più vive nella memoria del lettore); ma non c'è mai un equidistante e moralistico riconoscimento delle altrui ragioni: Marcelli ha fatto davvero la guerra e in questo senso il nemico è sempre lì, invisibile e spettrale ma spaventosamente pronto a sparare, ad atterrire, a uccidere. Le ragioni dell'avversario sono le medesime del parlante: il problema è, per tutti e due, riuscire a non farsi ammazzare; sono e rimangono sempre due mondi inconciliabili: e sta proprio qui tutto l'orrore della guerra. Dunque la conclusione non è quella che vincitori e vinti si abbracciano in un reciproco riconoscimento di valori e di colpe; alla fine l'urlo straziato e disperato del protagonista nel deserto di ghiaccio rimane una pagina di straordinaria efficacia: si tratta dell'ultimo tentativo di resistenza, quasi al di là delle possibili forze umane, dell'intelligenza contro la barbarie. E il messaggio è uno solo: la guerra, quella guerra, ha fatto perdere ogni dignità all'uomo.


Sito personale di Maurizio Mosetti
http://www.mauriziomosetti.htmx.it/

 

 

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