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Incontro con l'Autore

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1hq0mpdxAdriano Petta presenta: "Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo".
Un romanzo/saggio di Adriano Petta e Antonino Colavito
Domenica 13 febbraio, ore 17:30 - Sala della Trifora
Interverrà il prof. Giulio Sforza, accademico di pedagogia e cultore di poesia e musica

 

Ecco come Adriano Petta racconta il suo incontro con questo personaggio storico:

"Incontrai Ipazia preparando la nota introduttiva al mio secondo romanzo storico (Roghi fatui) che, assieme ad Eresia pura, rappresenta il mio contributo all'analisi della lotta tra Scienza e Religione, dal Medioevo al Rinascimento.
Potei dedicare alla scienziata alessandrina soltanto poche righe, sufficienti però ad accendere la favilla della mia curiosità. Fin dai primi studi delle fonti storiche compresi che per raccontare le vicende di questo grande personaggio (presente nelle opere di Pierre de Fermat, Chateaubriand, Voltaire, Proust, Toland, Fielding, Diderot, Gibbon, Wieland, Péguy, Leopardi, Monti, Pascal, Luzi, Calvino ed innumeri altri) oltre alla penna d'un romanziere, occorreva anche il dispiegarsi dell'intreccio di valenze e di simboli d'un filosofo. Nacque così la sinergia con Antonino Colavito, la cui penna ha colto i cieli alti di Ipazia (I sogni, Parte seconda) la sua nube fremente di atomi... nube luminosa che ha disperso brani della caligine imbrattata di sangue del mio narrare.
Un raccontare senza pietà per carnefici e sicari che, con premeditata ferocia, posero fine alla vita di Ipazia correndo la quaresima dell'anno 415 d.C."

ipaziaAstronoma, matematica, musicologa, medico, filosofa, erede della scuola alessandrina, Ipazia, donna di intelligenza e di bellezza straordinarie, inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio, non si conosce con precisione l'anno della sua nascita né ci sono notizie della sua famiglia se non dell'importanza che ebbe il padre per la sua formazione.
Padre di Ipazia era Teone, geometra e filosofo di Alessandria, di cui la figlia fu allieva e collaboratrice, e la giovane studiosa fu così abile da superare, a detta dei contemporanei, il padre stesso e da meritare di essere erede dell'insegnamento delle sue discipline nella comunità alessandrina.

Grande il prestigio che Ipazia conquistò ad Alessandria in ambito culturale, ma la sua fama era così grande che finì con l'assumere un vero e proprio prestigio politico e la cosa non venne gradita di sicuro dalla Chiesa e dal vescovo in carica, il durissimo Cirillo. Vennero sparse ad arte calunnie nei confronti della scienziata, tanto che nel marzo del 415 d.C. un gruppo di fedeli si appostarono per sorprenderla mentre tornava a casa, la tirarono giù dal carro su cui sedeva, la trascinarono davanti alla chiesa e, strappatale la veste, la uccisero colpendola con dei cocci, facendola a pezzi e bruciandone i resti.

L'inchiesta che seguì questo brutale assassinio venne ben presto archiviata per il forte legame che univa il vescovo Cirillo all'imperatore Teodosio, che in un certo senso appare come se non il mandante, comunque corresponsabile del fatto.

Inevitabile perciò considerare la figura di Ipazia come quella di una martire del pensiero scientifico, della libertà intellettuale e della persecuzione di tante donne libere pensatrici da parte di una Chiesa oscurantista. Il libro di Petta e il film di Alejandro Amenabár hanno riportato in luce proprio questa valenza del personaggio storico.

 

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