Comune di Palestrina

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Füssen

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Stemma FuessenLa nascita del gemellaggio
Potrebbe risuonare un pò strano ed incredibile, ma l'idea di un gemellaggio è nata in Francia.
Era l'inizio del novembre 1960, il Sindaco di F üssen di allora, Dr. Enzinger, il Sig. Sepp Schneider, ex-giornalista della Gazzetta di Fussen, altri tre signori erano ospiti a casa mia a Villepreux, un sobborgo di Parigi . I signori stavano facendo un viaggio di studio di studio della NATO. Dopo una gita attraverso Parigi mi sono congedato con le parole: "Spero Sig. Sindaco di poterLe presentare una volta la stessa cosa in un'altra città".
Lui mi ha ribattuto: "Bene, ma poi verrò con l'intero Consiglio Comunale di F üssen".
12 anni dopo, accadeva proprio questo. Certo, lui non era il mio ospite personale, ma gli si poteva presentare qualcosa di simile.
I visitatori di allora a Ville preux erano entusiasti di tutto quello che avevano vissuto e visto, ed io ho avuto il grande piacere di aver contribuito un pò.
A partire da questo momento mi ha sempre accompagnato il pensiero di dover fare qualcosa, cioè fornire la possibilità ai miei compatrioti e specialmente ai miei amici, di far conoscere uomini diversi, modi di vivere diversi, persino popoli diversi.Dall'inizio del 1966 fino al termine del 1971 ho lavorato presso l'Ambasciata tedesca a Roma. Durante questo periodo ho fatto parecchie escursioni nei dintorni di Roma. Fra l'altro una scappatina a Palestrina. Mi sono entusiasmato in un primo momento della cucina tipica laziale, della gentilezza degli abitanti e delle stupende vedute panoramiche. Ritornato a casa , mi sono detto "Ah, se i miei amici di Fussen potessero vedere questa città".
Mi travolgeva d'orgoglio il pensiero, di fare io il cicerone, mostrare tutte queste bellezze ad un gruppo di Fussen, al Sindaco.
Settimane sono passate. Poi mi sono incontrato con il Prof. Angelo Mercuri, un amico della famiglia Schneider, ed un ammiratore di Fussen e Palestrina. Abbiamo notato che entrambe le città hanno molto in comune. Noi abbiamo pensato ad un eventuale gemellaggio.
Ma a dire il vero non mi andava tanto. Perchè?
Non potevo adattarmi al regime di vita romano. I tre anni a Parigi avrebbero dovuto propriamente insegnarmi qualcosa, no? Forse appartenevo a quella parte di tedeschi che si sentono leggermente disturbati da piccole cose, a causa di una certa presunzione latente verso i popoli neolatini?

FÜSSEN
Con circa 14 mila abitanti oggi Fussen può ripercorrere la sua storia vecchia ormai 700 anni. Le origini di questa città risalgono al tempo dei romani, quando venne costruita la via Claudia Augusta, dall'Italia del Nord fino ad Augsburg, e quando una parte della terza legione romana si stabilì sull Schlosberg.
La posizione di Fussen sul fiume Lech, che collega il Nord-Sud, fu importante per la diffusione del credo cristiano. Il monaco Magnus da St. Gallen venne mandato in questo paese, chiamato "fauces" (abisso).
Dopo la sua morte la sua cella venne distrutta e 100 anni più tardi venne fondato, per iniziativa dei vescovi di Augsburg, il convento Benedettino di San Magno, fulcro della religione, della cultura e dell'economia della terra di Fussen.Dal 1295 la città acquistò pieni diritti sul convento, e nel 1313 entrambi passarono sotto il controllo dei vescovi di Augsburg.Nei secoli XV e XVI si sviluppò a Füssen un'importante rete commerciale e la città visse la sua età dell'oro quando l'imperatore Massimiliano e la sua corte soggiornarono trenta volte a Füssen. La guerra dei trent'anni pose fine allo sviluppo. Solo negli ultimi anni del XIX secolo Fussen riprese la sua attività grazie alla fondazione della "Fabbrica di articoli in corda", alla costruzione dei castelli Hohenschwangan e Neuschwanstein dei re Massimiliano II e Ludovico II e, infine, grazie al turismo.La topografia della città rispecchia la struttura gerarchica dei tempi passati: in alto lo Hobe Schios (Castello Alto), sede del sovrano, al centro sullo Schlosberg, l'abazia barocca di San Magno e in basso la città, che con i suoi vicoli e angoli medievali, si unisce al castello e al convento.Thomas Riedmiller
 

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